mercoledì 14 luglio 2021

Librocchiamo - La Rubrica

 Il libro di oggi:


                                             
Titolo: TRE

Autrice: Valerie Perrin                                                                        

Editore: E/O


Secondo me... 

Se fosse un fiore: Camelia

Se fosse un dolcetto: Amaretto alla mandorle

Se fosse una calzatura: Stivale di gomma colorato

Se fosse una stoviglia: Tazza da tè

Se fosse un animale: Puma


Definizione: Un ruggito nella mente



                                                    

















martedì 6 luglio 2021

Librocchiamo - La Rubrica

IL LIBRO DI OGGI




Titolo: Sangue Inquieto

Autore: Robert Galbraith

Editore: Salani


Secondo me...


Se fosse un alimento: Cioccolato alla menta

Se fosse un oggetto: Mobile in legno

Se fosse un colore: Blu con screziature porpora.

Se fosse un indumento: Golf morbido

Se fosse un profumo: Menta


Avvolgente


venerdì 14 dicembre 2018

Pre-Natale



Natale con i tuoi… perché? Chi l’ha deciso? I tuoi li vedi tutto l’anno, puoi anche farne a meno per qualche giorno, no? No.

Qualche tempo prima

Io e le mie amiche dopo una serata da Joe Padella (balli, aperitivi, risate sguaiate, aperitivi, chiacchiere, aperitivi) avevamo preso la coraggiosissima decisione di trascorrere le festività solo tra di noi, lontane da famiglie, case e problemi. Sì perché è inutile negarlo, al pranzo di Natale cosa ci sarebbe da condividere, a parte il menù fiabesco (che si trasforma in grottesco quando al termine devi far transitare il caffè in gola in attesa che si liberi un posto nello stomaco) se non le disgrazie personali: il lavoro risucchiante, lo stipendio inadeguato alla vita, il governo del momento inadeguato al paese, le persone inadeguate a se stesse, ai familiari, alla società, al pianeta. Il tutto senza guardare il telegiornale perché se lo guardi… beh, addio posto nello stomaco in toto.
Dunque Rina infervorata dal terzo mojito, sì preferisco utilizzare il termine infervorata, ha espresso la propria opinione in merito alle feste come periodo di serenità e di raccoglimento familiare…
“Si raccologno… raccollgono i cetrioli, le zucchine, le banane, il cotone ma non le faminlie! Le familie devono essere libbere, le donne devono esserlo, proprio a Natel... Natale… cosa c’è di più bello della liberttà!”. Noi abbiamo applaudito seguite da altre rappresentanti del gentil sesso, così entusiaste di aver terminato la giornata lavorativa, che avrebbero encomiato anche il cagnolino di Joe Padella se fosse entrato in quel momento.
“IononpossotollerareunaltroannoconlozioPedrochemichiedequantichilihomessodalNataleprecedente!” ha sbottato Rosa. Traduco: Io non posso tollerare un altro anno con lo zio Pedro che mi chiede quanti chili ho messo dal Natale precedente. “E poi”, più calma, “zia Gisella che scarica nel mio piatto qualunque forma commestibile avanzata perché niente deve essere buttato. E io non avrei niente da dire se non fossi l’unica avatar del bidone dell’immondizia”.
“Almeno tu riesci a gustare qualcosa”, ha incalzato Ginoria, “mia madre toglie i piatti mentre stiamo ancora mangiando e quando alla fine, circa mezz’ora dopo l’inizio del pranzo, si siede soddisfatta davanti al tavolo tirato a lucido, con il profumo di detersivo dei piatti nell’aria, il resto di noi si sente assolutamente sazio… di aria”.
Rosa ha continuato deprecando l’abitudine della propria madre, la signora Mirka, di infierire dolcemente sulla sua condizione di ragazza matura matura matura (ogni anno aumenta il numero di mature) cantandolo sulle note di Astro del ciel… “Dico solo che al posto di pargol divin lei ci mette figlia birichin… e risparmio il resto”.
Io ho lamentato il fatto di sentirmi stanca a Natale come un somaro che ha trasportato carichi e carichi di bisacce per tutto l’anno e desidererebbe soltanto un posto al calduccio per dormire qualche giorno di fila senza dover scambiare nemmeno il buongiorno con qualcuno.
Insomma, il sunto della serata è stato: Stop alla costrizione, inizia la rivoluzione!
Sapevamo ci sarebbero state delle conseguenze.

venerdì 15 luglio 2016

Fatti venire l'acquolina, leggi un libro


Da golosa che sono se trovassi una pasticceria come quella della signorina Euforbia, trascorrerei la mia vita a trangugiare dolci.
Non proprio salutare ok, ma se quei dolci ti aiutano pure a risolvere i problemi, beh, allora pancia mia…
Forse dovrei cominciare dal principio.
La signorina Euforbia è una donna, forse di mezza età, difficile dirlo, molto alta, con piedi lunghissimi, occhi grandi, capelli rosso rame. 
Di mestiere, indovinate? Sì, fa la pasticcera.
Ma se entrate nella sua pasticceria non trovate esposizioni sprizza-bava di leccornie strepitose, con tripudi di creme, ghirigori di panna, profumi contorci-interiora.
No, no. Il negozio è vuoto. Inizialmente. Poi arriva Lei, Euforbia, che vi domanda cosa desiderate e se, per caso, la vostra ingenua richiesta fosse: “Vorrei delle paste”, il suo viso si fa ancora più allungato e la sua espressione spiaccica sorpresa da tutte le parti.
Finché realizza che se avete fatto una richiesta simile, allora quella è la vostra prima volta nella sua pasticceria ed allora occorrono spiegazioni.
Potete ordinare dei pasticcini, sì, ma dei pasticcini ben precisi. Quale problema avete? Di quale risposta necessitate?
Per esempio, Marta, una ragazzina di dodici anni non sa come trascorrere le vacanze e nemmeno Matteo che è stato bocciato…
Dunque potrebbe servire una pasta: “potrebbe-venirmi-una-buona-idea” o magari un pasticcino: “chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro” e se la vostra compagna di scuola si è rotta una gamba proprio prima dell’estate? Potrebbero di certo funzionare pasticcini tipo: non sarà una brutta estate solo perché ho il gesso o qualcosa del genere.
Marta e Matteo assaporano le squisitezze di Euforbia e non solo, imparano persino a realizzarle.
Aiutare se stessi, aiutare gli altri, aiutare la stessa Euforbia è l’impasto che districherà molti nodi, ridarà sorrisi, indirizzerà vite, creerà unione e solidarietà.

La Signorina Euforbia, di Luigi Ballerini, San Paolo
Vincitore Premio Andersen 2014, categoria 9 – 12 anni.
Meritatissimo.

I pasticcini di Euforbia arieggiano la mente dai pensieri pesanti e riempiono il cuore, neanche a dirlo, di dolcezza.

martedì 22 dicembre 2015

I libri suscitano pensieri!

Cosa succederebbe se una banca, qualcosa tipo la Banca Aurea, comprasse tutte le altre banche e si mettesse, dallo spazio, a governare il mondo?
E fin qui, l'evento resta ipotetico.
Cosa succederebbe se il tempo fosse calcolato solo in base ai profitti che se ne traggono e gli adulti si identificassero nel proprio lavoro?
HMM...hmm...
Qui invece siamo nel meno ipotetico.

Ecco, allora, per scoprirlo, un consiglio al volo:

"La folle biblioteca di nonna Huld", di Thorarinn Leifsson, brillante autore islandese, Salani editore.

La folle biblioteca di nonna Huld

Per bambini e grandi, un regalo di Natale.
ATTENZIONE!
SUSCITA PENSIERI E PERSINO RAGIONAMENTI!


venerdì 3 luglio 2015

La sana curiosità dell'infanzia

Calpurnia Virginia Tate, un nome importante per una ragazzina di undici anni e lo è in effetti visto che la fanciulla appartiene ad una benestante famiglia di proprietari terrieri.
Sembrerebbe una situazione idilliaca se non fosse che Calpurnia risulti essere la sola femmina in una nidiata di sette figli e che si ritrovi a vivere in un periodo non troppo innovativo per il gentil sesso, 1899, in una cittadina sperduta del Texas, Fentress.
La ragazzina è vivace, intelligente, inventiva e curiosa, non proprio le qualità che la madre assocerebbe alla figura di padrona di casa, quale dovrà diventare la figlia. Per il ruolo si adatterebbero meglio parole quali: compostezza, sobrietà, doti organizzative, disciplina.
E qui cominciano i guai perché Calpurnia a undici anni non ne vuole sapere di chiudersi in casa a suonare il pianoforte, lavorare a maglia, cucinare. Esattamente le mansioni alle quali è costretta ogni giorno. Almeno fino a quando la fanciulla non sgattaiola in mezzo alla natura strisciando tra agglomerati di rovi, seguendo piste di cervi, nuotando nel fiume con il viso rivolto al cielo.
La curiosità di Calpurnia, la sete di conoscenza per il mondo circostante la spinge persino ad avvicinarsi al drago, vale a dire al nonno, un tipo solitario ed eccentrico; l’uomo, dopo aver passato l’azienda di famiglia al figlio, da anni si dedica completamente alle proprie peregrinazioni scientifiche, sia pratiche, quando esplora il ricco paesaggio intorno a sé, quando resta chiuso nel proprio laboratorio a fare esperimenti, tipo il ricavare un discreto liquore dalle noci pecan (ci proverà a lungo), sia mentali quando se ne sta in biblioteca con il naso affondato nei tomi scientifici.
Calpurnia trova nel nonno un tesoro, un maestro. Con lui comincia a condividere il piacere per la conoscenza, trova risposte alle proprie domande, scopre persino un nuovo tipo di pianta a cui verrà dato il nome della famiglia Tate.
Nonostante ciò a Calpurnia non verrà riconosciuto particolare merito in ambito familiare. La sua lotta per l’indipendenza è solo all’inizio.
La predisposizione per la scienza la pungolerà verso nuovi orizzonti, verso nuove sfide: una ragazza all’università? Diventare veterinaria?
Mah. Per il momento Calpurnia continua a far suo il motto del nonno per cui ogni momento in cui niente di nuovo viene appreso, è un momento sprecato.
Due libri spassosi, coinvolgenti. La bravissima autrice, Jacqueline Kelly, con i suoi personaggi e la sua incantevole storia mi ha fatto rivivere l’atmosfera dei grandi classici, da Piccole Donne al Giardino Segreto, a Pollyanna.



" L'evoluzione di Calpurnia" e il: "Il mondo curioso di Calpurnia", Jacqueline Kelly, Salani Editore.



venerdì 29 maggio 2015

Youth

Gioventù/Giovinezza: periodo tra l’adolescenza e la virilità (così dice il dizionario ma mi sembra un tantino maschilista).
Comunque, la definizione è stringata e non parla di tutto il resto, tipo dell’energia degli anni verdi oppure delle emozioni. Ok, qualcuno a questo punto esclamerà: stop! Le emozioni presenziano a tutte le età, fortunatamente quelle non invecchiano. Sì, sono d’accordo ma credo di non essere smentita se affermo che anch’esse variano, maturano, evolvono. Non è detto infatti che a settanta o a ottant’anni non si provi con maggiore intensità o con sfumature diverse, inusuali.
Certo ci sono momenti in cui si possono assopire, magari alle svolte della propria vita, ai traguardi, il diabolico riposo dopo una vita di lavoro, il termine di una carriera, quando ti accorgi di non essere più adolescente e magari neanche poi più tanto virile, includendo nel termine la voglia di vivere.
Difficile dire addio a quel periodo, anche solo arrivederci in realtà. Lì le emozioni o sbottano o si autocensurano.
L’equilibrio si ritrova. Il modo in cui ritrovarlo è soggettivo, puntando solo su se stessi, accettando l’aiuto emotivo di altri, camminando sulla corda o saltando giù.
Nessuno può giudicare il metodo. Ritrovare le emozioni, dunque i ricordi, il filo della matassa della vita che ti ha momentaneamente spodestato è tuo compito, solo tuo.  
E non importa nemmeno dove ti trovi, è una responsabilità che ti spetta persino in un albergo di lusso sulle Alpi svizzere, durante un massaggio relax, immerso nell’acqua termale, in compagnia di attori famosi o persino di Miss Universo.
Ho visto Youth – La Giovinezza, di Sorrentino.
Filosofia, riflessione, tristezza, commozione.
Bravura 

mercoledì 22 aprile 2015

Buona Giornata della Terra

La pianura rappresentava un mare colorato di creature che fremeva per incitare i propri concorrenti. Questi erano in fila davanti alla dimora di Ogahm e Rhuna. Vi era un rappresentante per ogni stirpe; eccezionalmente anche un Anthidar aveva deciso di gareggiare: Hyantog. Emilio ed Arturo lo avevano affiancato come due guardie del corpo, ma non avevano un’aria molto protettiva. Il povero Hyantog, con un’espressione sorpresa, non riusciva a spiegarsi gli sguardi di sfida che i due ragazzi indirizzavano solo a lui e non agli altri partecipanti. Di fronte a loro si innalzò da terra un muretto di Telluri alti quanto Nani Boschivi ed al centro si materializzò Retra. Le vesti incorporee di Riaa fluttuavano nell’aria ed in essa si confondevano tanto che a volte sembrava di vederla in un punto del cielo molto lontano ed altre a pochi centimetri dalle teste delle creature riunite nella folla; Ongua con il corpo d’acqua mormorante, a forma di stella, era sospesa proprio sopra il Fiume Sbocciato ed Igfus, come un secondo sole, sceso per l’occasione dal cielo, dove risplendeva il suo gemello, scoppiettava accanto alle fiaccole accese dai Floxemi tutt’intorno al perimetro della dimora di Saggi. Risultava ancora miracoloso per i ragazzi vedere con quanta disinvoltura delle creature di legno, radici e foglie, potessero maneggiare il fuoco.
I nitriti melodiosi dei Cuvtan parvero gettare un incantesimo benefico sulla giornata. Pareva quasi che la chioma celeste di Rhuna si fosse ingigantita fino a sostituire il cielo stesso. In quel momento Arturo pensò di sentire scivolare la magia su di sé, sul proprio corpo, sul proprio viso. La volta celeste gli apparve come un grande lago dalle acque così limpide da potervi intravedere il fondo anche se era molto molto profondo tanto che Arturo ebbe la sensazione di cogliere lo scintillio intermittente delle stelle. Cosa stava succedendo? Il Fiume Sbocciato aveva preso il posto del cielo? Le stelle in realtà erano le Alsee ondeggianti nell’acqua? Gli sembrò quasi di essere in una Culla dei Due Laghi senza pareti. Arturo si accorse che Corinna, Dino ed Emilio lo stavano guardando. Seppe, dalla luce nei loro occhi, che percepivano anche loro. Era il battito del cuore della terra, mai così nitido come allora. Avrebbero potuto scandire il ritmo del fuoco che pulsava sotto di loro, sarebbero stati in grado di trovare il punto esatto in cui sussurrava timidamente una sorgente sotterranea ed avrebbero potuto respirare con la testa immersa nell’acqua e, in un certo senso, lo stavano facendo, immersi nel lago del cielo. Fu il più grande regalo di Rhuna, l’essere, per un istante, diventati lei; sentire con il suo corpo. Cullati da queste sensazioni, i ragazzi respirarono l’aria profumata di fiori ed accolsero sorridendo nei propri corpi il calore del sole mediato dal fresco soffio delle Brezze. Sì, giornata perfetta. 

Perché la Terra è così se ci si ferma un istante a percepirla. 

Da Toried.

mercoledì 8 aprile 2015

Voleva solo compagnia

Rosa era così mortificata, incredula, imbufalita che noi girls ci abbiamo messo una sera, i soliti svariati giri di Spritz e tanti aneddoti (veri ma soprattutto inventati) per placarla.
La nostra amica, che ora vive da sola, ha deciso di volere accanto un compagno. Rosa avrebbe gradito qualcuno di sensibile, allegro, fedele, buon ascoltatore, grato, affettuoso, gigione ma pronto a difenderla dai pericoli del mondo.
Allora è andata al canile.
E’ stato amore a prima vista. Un incrocio di razze che avrebbero reso il cucciolone un morbido cuscino di piombo sulla pancia di Rosa nelle serate invernali ed una svolazzante chioma lucente nel vento primaverile.
Il sentimento era reciproco, anche il cucciolone sembrava apprezzare la futura probabile inquilina, dunque i volontari del canile hanno acconsentito al passo successivo, vedere la casa di Rosa ed accertarsi che il loro protetto avesse tutto il necessario.
La nostra amica ha una casetta indipendente con annesso giardino ed alle spalle aperta campagna. Rosa è una di quelle persone che non solo ama gli animali, sarebbe per le pari opportunità: concedere la patente ed il diritto di voto per esempio agli esemplari animali che se lo meriterebbero più dei simili umani. Permettere ai delfini (che utilizzano ben il 20% del loro cervello mentre noi arriviamo ad un 10% scarso) di essere eletti ministri affinché mettano una pezza sulle bischerate degli attuali; per cominciare andrebbe bene permettere ai simpatici mammiferi di essere giudici nei talent. Non vi tedierò con un discorso sulle potenzialità degli elefanti con la loro proverbiale memoria, però vedrei bene anche loro in politica, se non altro si ricorderebbero delle promesse fatte durante le campagne elettorali e sì, avrebbero l’intelligenza di mantenerle.
Tornando al discorso principale, diciamo che il Rosa ambiente potrebbe essere il paradiso dei cani. E tralasciamo di aggiungere che la signora Mirca, la madre di Rosa, sarebbe capace di procurare coperte di cashmere per il cucciolone in estate e, alla faccia dell’artrite, sventolare ore e ore il ventaglio per procurargli una rigenerante brezza in estate (non dirò che il padre di Rosa invece ha già creato una rete di commercio clandestino con i macellai della città per avere i migliori scarti di carne). Purtroppo però solo a mio parere e delle mie amiche il cucciolone starebbe bene con Rosa.
I volontari non trovano l’ambiente abbastanza salutare. Va bene la campagna ma il cane dovrebbe stare in casa. Il commento di Ginoria a ciò è stato:
“Se è così per i cani fortuna che non ho figli… io insisterei per farli stare all’aria aperta il più possibile, lontano da computer, tv e onde elettromagnetiche! Non vorrei rischiare che per una decisione simile mi venissero tolti!”. Era terrorizzata e ancora non ha un fidanzato.
Naturalmente Rosa, per il nuovo inquilino, ha già provveduto ad un posto caldo e confortevole in casa, in salotto per la precisione, ma ha anche sottolineato che il cagnolone sarebbe libero di scorrazzare all’esterno in base al proprio gradimento.
Risposta sbagliata. “Il cane deve stare in famiglia” così la sentenza. E poi il cibo? La compagnia? I mezzi per mantenerlo?
Rosa pensava di stare discretamente bene, ha una casa propria, un lavoro, uno stipendio dignitoso, dei genitori che sarebbero nonni meravigliosi. Cioè dog sitter, pardon!
Insomma la nostra amica dopo vari andirivieni al canile e smacchi di appuntamenti dati e poi non rispettati, da parte loro, ha rinunciato.
Rodrigo, questo il nome che Rosa in cuor suo aveva già scelto per il cucciolone (e forse era anche l’unico vero motivo per cui non affidarle il cane) è stato di nuovo richiuso nella sua gabbietta dove a quanto pare sarà più felice, “in famiglia” insomma.
Rosa ora ha ritrovato il sorriso. Un amico di un’amica di Rina ha una cucciolata appena sfornata ed è molto molto felice che uno di quei piccoli stupendi esserini venga affidato ad una persona come Rosa che ha conosciuto ed apprezzato.
La signora Mirca sta già sferruzzando una copertina. Il tempo corre, l’inverno è alle porte.
“Dopo Ferragosto si sa che è subito Natale!”.  Provate a contraddirla.

giovedì 12 marzo 2015

Il museo delle idee

Proponi a dei bambini di escogitare idee per migliorare il mondo e ti stupiranno.

Con soluzioni semplici alle quali gli adulti non si affacciano più poiché troppo scontate.
Con colpi di genio che spero abbiano modo di concretizzare in futuro diventando scienziati e studiosi di fama.
Con astrattismi di cui ancora non ho colto i risvolti ma proprio per questo di grande originalità.

Proponi a dei bambini di soccorrere il mondo e loro lo fanno.
Quando lo proponi agli adulti... cosa sfugge esattamente? 




Inventiamo una macchina per estrarre i gas nocivi dall'aria

Spazio agli alberi

Diamo cibo e acqua a chi non ne ha

Sostituiamo le armi tradizionali con queste...



Case mobili che raggiungono i senza tetto





martedì 17 febbraio 2015

Harold sei grande

Una vita mite, una persona mite. Giorni che si susseguono uno uguale all’altro, emozioni sempre tenute a volume basso, incellofanate da anni in una pellicola di rassegnazione.
Harold è una persona così, semplice, rassegnata ad un’esistenza in cui le turbolenze vengono fagocitate nel silenzio del cuore.
Harold, dei genitori incapaci di prendersi cura di lui. Una moglie ed un figlio che ama ed ha amato, sempre in silenzio.
Poi un giorno un biglietto. Una sua ex collega, forse l’unica vera amica mai avuta, dedica a lui alcuni preziosi momenti del proprio tempo che sta per finire. Gravemente malata e ricoverata in una struttura medica, Queenie Hennessy saluta per l'ultima volta Harold.
L’uomo stringe incredulo il biglietto tra le mani. Queenie, una vita fa, un dolore devastante fa, anni incolori fa.
Harold scarabocchia alcune righe di risposta. Parole di circostanza da affidare alla posta ma… cosa c’è che non va? Perché tutto sembra così inadeguato? Il biglietto, lui, la propria vita, Queenie che sta per morire.
Tuttavia Harold esce di casa e comincia a camminare verso la prima cassetta della posta, poi verso la seconda, la terza, la quarta fino ad attraversare la città e arrivare ad una stazione di servizio dove confessa alla giovane cameriera il proprio sconforto per la sorte dell’amica Queenie. La ragazza accenna alla fede, non in senso religioso quanto umano, qualcosa in grado di salvare le persone ed Harold registra quelle parole dette distrattamente per trasformarle dentro di lui in un monito: salverò Queenie.
L’uomo esce dalla stazione di servizio quasi stordito. Si ferma in una cabina telefonica e chiama la casa di cura in cui si trova l’amica. Dite a Queenie che sto arrivando. Con un paio di scarpe da vela e pochi spiccioli in tasca, comincia a camminare. Raggiungerà Queenie a piedi e lei nel frattempo resterà in vita, aspettandolo.
Inghilterra, ottocento chilometri di strade, automobili, colline, prati, viali alberati, giardini, città, case, persone che ascolteranno la sua storia e condivideranno le proprie.
Harold Fry, essere avulso dal concetto di vita,  incapace di fare due passi, di prepararsi un panino da solo, camminerà per ottocento chilometri, con lo stesso paio di scarpe, accettando l’aiuto degli altri solo in casi estremi, adattandosi ai molteplici ambienti intorno, osservandoli per la prima volta, traendo da essi la forza di proseguire, gioendo e soffrendo fisicamente, interiormente.
Una terapia personalizzata che lo metterà faccia a faccia con i propri fantasmi. Finalmente.
Un libro da leggere e forse una terapia per tutti.


 L' imprevedibile viaggio di Harold Fry
"L'imprevedibile viaggio di Harold Fry", di Rachel Joyce, Sperling.


mercoledì 21 gennaio 2015

Percezioni

L’Intrusa aveva ora gli occhi spalancati, come in stato di shock stringeva i manici del wakra, i muscoli irrigiditi sembravano aver bloccato tutte le sue funzioni vitali; solo la calma trasmessa dal contatto con la mente di Mava le permetteva di rimanere lucida.

Il volto dell’uomo, se di uomo si poteva parlare, era diafano, le ossa del teschio spuntavano prepotentemente sotto il sottile strato di pelle che, come un tessuto fragile teso oltre la sua capacità di resistenza, sembrava potesse lacerarsi. Gli occhi infossati erano due pozze torbide da cui si era involontariamente attirati.
I tre uomini rozzi seduti al tavolo sulla sinistra del salone sembravano impietriti esattamente come tutti gli altri benché fossero gli unici a conoscere quell’individuo raccapricciante; evidentemente, pur lavorando per lui, non avevano mai avuto la possibilità di vederlo in faccia; gli erano sottomessi per la paura che agguantava solo standogli vicino, per la minaccia insita nei suoi gesti, nella sua voce. 
Le sottilissimi  labbra appena distinguibili nel viso esangue si mossero per parlare.
“Mi servono uomini per allargare il letto del fiume. Possiamo sfruttarlo per il trasporto del legname”,  la voce gutturale vibrò nell’aria come un colpo di frusta, “tutti saranno ricompensati per il lavoro”. Queste ultime parole sembrarono risalire da un abisso per risuonare come un’eco carica di scherno nel salone di Tefuquà.
“Il letto del fiume non può essere allargato, deve seguire il suo andamento naturale” Mava rispose con la stessa tranquillità di sempre.
“Non c’è niente di naturale, tutto deve essere plasmato”.
“La Natura crea e plasma, nessuno può modificare quanto Lei ha fatto”
La creatura aveva ora un ghigno storto che gli deformava il già orribile viso.
“So chi sei ma non puoi fare niente per fermarmi, sei sola, sei rimasta l’unica della tua specie”.

“Anche tu sei solo, sei venuto qui perché hai bisogno del lavoro degli uomini, non hai abbastanza forza. Soprattutto per contrastare il Grande Equilibrio.”

giovedì 4 dicembre 2014

Leggimi

Quale donna non ama o non ha amato Mr. Darcy? 
Quale fanciulla non ha mal sopportato la piagnucolosa Signora Bennet (magari cogliendo perverse somiglianze con la propria madre... ) o non ha voluto bene a Jane o non si è spazientita di fronte alla sciocca superficialità di Lydia, la Bennet più piccola che è anche la prima a sposarsi avendo ceduto al fascino dell'ignobile Mr. Wickham?
Beh, credo tutte. Io di certo. Elizabeth Bennet è una delle figure letterarie femminili che più amo.
Lei ed il suo mondo mi hanno sempre affascinata. Vorrei poter trascorrere una giornata tipo della famiglia Bennet, a Longbourn House per respirare quell'atmosfera di inizio ottocento: un padre un tantino scostante che si rinchiude nello studio per sfuggire ai capricci di una moglie il cui unico scopo nella vita è maritare le figlie con possibilmente ricchi gentiluomini, cinque sorelle (di cui tre piuttosto sciocche) che, in attesa dell'agognato matrimonio (siamo sicure che si stia parlando di inizio ottocento?), spendono le proprie giornate tra passeggiate, ricami e balli.
Già, una giornata forse la potrei reggere, se escludiamo il ricamo. Però non mi dispiacerebbe perlustrare la campagna inglese, sorseggiare un buon tè in un salotto nel cui camino scoppietta un allegro fuocherello, servita da un maggiordomo o da una cameriera (incredibile quanto per alcuni la vita non sia cambiata... ).
Dicevo, cameriere... Oh sì! Persone che ti rassettano la stanza, pensano al tuo bucato, ti aiutano a vestirti, ti sistemano i capelli, lavano, stendono, cucinano, servono a tavola... sì insomma si sostituiscono a te solo nelle questioni tediose, laboriose e scomode. Paradiso per i padroni, inferno per i domestici.
La scrittrice Jo Baker, inglese del Lancashire, ha voluto rischiarare gli ambienti umidi e bui, le cucine, le stalle, i cortili in cui proprio i domestici, i personaggi invisibili eppure indispensabili a Longbourn House, si muovevano.
Come sarebbe stata la vita della famiglia Bennet senza la governante, la Signora Hill, ottima cuoca, magistrale organizzatrice della cucina, educatrice delle cameriere più giovani, infermiera e consolatrice della Signora Bennet sempre in balia dei propri piagnucolii?
Cosa avrebbero fatto le signorine Bennet senza le cameriere personali che anticipavano i loro bisogni e desideri, che cucivano orpelli su vestiti e scarpette da ballo, che realizzavano le loro acconciature e svuotavano i loro vasi da notte?
Certo, la vita ai piani bassi manca del romanticismo di quelli alti ma non per questo la storia è meno piacevole, almeno per noi lettrici. Per chi quella vita la faceva davvero... la visuale cambia.
Notti gelide in soffitte e stalle, fuochi da accendere, pasti da preparare, scarpe da pulire, ospiti da ricevere, biglietti da consegnare, ordini da svolgere.
Lo so, la paura di voi super fanciulle adoranti Orgoglio e Pregiudizio è che, apprendendo questa diversa realtà, l'immagine dorata di Elizabeth stretta al braccio di Mr. Darcy, possa annerirsi e sciuparsi; era il mio stesso timore mentre acquistavo il libro: "Longbourn House", appunto di Jo Baker, Einaudi, ma fortunatamente l'incantesimo non si è spezzato, almeno per me.
Nel libro ho ritrovato le mie affezionate conoscenze, la mia amica del cuore Elizabeth che resta perfetta in qualunque contesto poiché l'originale Austeniano è marchiato a fuoco nel mio cuore e qualunque altra descrizione può essere apprezzabile o detestabile ma resta pur sempre un'imitazione.
E poi i protagonisti sono loro, i domestici con crucci, sentimenti, opinioni, storie d'amore.
Ho letto il libro tutto d'un fiato per la nostalgia che avevo di Longbourn, l'eccitazione di poter spiare la casa da un'altra angolazione, l'apprendimento di nuovi particolari circa la vita dell'epoca, all'interno di residenze signorili o case più modeste o in un contesto storico più ampio in cui l'Inghilterra era schierata contro Napoleone.
Ragazze, non fatevi spaventare, ve lo consiglio, è un'ottima lettura.
E se lo dico io... vabbé dai! Accontentatevi!



Longbourn House



venerdì 14 novembre 2014

Percezioni

L’Intrusa cadde in ginocchio. Con il waka appoggiato in grembo attese che il male si manifestasse.

Tre uomini apparvero sulla soglia della Fucina. Due di loro indossavano vestiti da lavoro sporchi e trasandati, avevano mani e volti sudici come se fossero sbucati direttamente dal sottosuolo mentre il terzo, magrissimo e di un'altezza anomala rispetto non solo agli altri due ma anche agli uomini di Tefuquà, giganteggiava come una deforme ombra nera. Neri erano infatti i pantaloni e la mantella che gli ricopriva interamente busto e braccia scendendo fino alle ginocchia, neri i capelli che cadevano dritti a metà schiena, neri il cappello ed il fazzoletto rialzato come bavero che gli nascondevano il viso.
I suoi due compagni, senza osare guardarlo ma come tacitamente in accordo, si diressero verso l’individuo rozzo che aveva insultato Mava poco tempo prima e si sedettero al suo tavolo mentre quest’ultimo, seppur conscio dell’arrivo dei tre, continuò a sorseggiare la zuppa a testa bassa.
Nella sala il chiacchiericcio era stato come risucchiato da un vortice apertosi con l’arrivo dell’Ombra.  Il silenzio denso serrava le gole e faceva pulsare le tempie; ogni volto irrigidito era diretto all’angosciante sagoma nera apparsa dal nulla.
L’uomo andò verso Mava, i suoi passi erano così leggeri che sembrava sfiorare appena il pavimento; giunto dinanzi a lei lo colse un attimo di esitazione quando, sollevando il capo, catturò i suoi occhi. Non pareva intimorito quanto piuttosto sorpreso per essersi imbattuto nell’inaspettato.
La padrona della Fucina conosceva chi le stava di fronte, lo aveva capito immediatamente non perché lo avesse già incontrato ma perché la propria anima era stata preparata a quell’incontro prima che il proprio corpo nascesse.
Quante erano le energie che gli uomini non conoscevano…
Con un solo gesto assolutamente imprevisto che, nemmeno egli stesso aveva progettato prima di vedere Mava, l’oscuro individuo si tolse il cappello ed abbassò il fazzoletto lasciando il viso scoperto di fronte agli occhi terrorizzati di tutti i presenti.

La sola padrona della Fucina non venne scossa dalla visione.

giovedì 16 ottobre 2014

TELEGIORNALE CASALINGO

Rosa: “Non mi stupirei se al prossimo giro, dopo la Tasi, i comuni mandassero una busta bianca ad ogni cittadino per invitare ad una libera offerta”.
Ginoria: “Già, per sponsorizzare i non servizi che già sponsorizziamo con Tari, Tasi, Imu, Pimpo e Lalla”.
Rina: “Dentro ci sarebbe un cartoncino bianco che in preda ai bruciori delle nostre ulcere mostrerebbe la scritta in inchiostro simpatico: Vi preghiamo liberamente di contribuire a che la vostra casa rimanga dov’è, insieme alla macchina e ad ogni altro vostro bene materiale. Noi lottiamo ogni giorno per preservarli salvo in caso di riprovevoli inadempienze. Grazie per la vostra libera offerta”.
Rosa: “D’altronde con i tagli dello stato agli enti locali… E’ chiaro che poi ci vanno di mezzo i cittadini… ”.
Rina: “Ebbene sì. Una volta fatto il giro delle autorità e compagnia bella, a rimanere con le toppe alle chiappe siamo noi. A chi tagliamo noi?”.
Ginoria: “Ah! Io alla pedicure. Mi duole dirlo ma non posso far fronte anche a quella spesa”.
Io: “Chissà su chi taglia lei, la pedicure dico”.
Nella: “Sull’asilo nido. Tanto dice che i bambini tornano sempre intrisi di germi e fanno ammalare tutti gli altri membri della famiglia. Ora li lascia alla suocera tutto il giorno”.
Rina: “Poveraccia! E lei su chi taglierà?”.
Ginoria: “Sicuramente sul marito, non gli permetterà più di andare al bar”.
Io: “Eppure con la spending review… ”.
Nella: “Sì ma lo spread cresce”.
Rosa: “Insieme ad inflazione e disoccupazione”.
Ginoria: “Le borse crollano, pensare che lo diceva già Marisa Laurito nell’89 a Sanremo”.
Io: “Magari con la nuova manovra economica… ”.
Rina: “Sempre che venga approvata dall’Europa”.
Ginoria: “Sennò via di multa”.
Rina: “E indovina chi paga?”
Nella: “Forse dovremmo fare come quelle là che vanno a protestare nelle piazze a seno nudo”.
Io: “Chissà perché a seno nudo”
Rina: “Per attirare l’attenzione no? Altrimenti chi farebbe caso ad una protesta al giorno d’oggi?”.
Rosa: “Verissimo, per me attirerebbero più l’attenzione due vestite in Chanel o Gucci”.
Ginoria: “Parole sante. Basta avere delle Jimmy Choo ai piedi e sei già degna di attenzione”.
Io: “Brava! Con quelle sarei stata invitata anch’io al matrimonio di Clooney”.
Rina: “Ah! Di certo ed i giornalisti avrebbero già imbastito la trama della tua vita, figlia di benestanti, imparentati a George per linea materna, cugini di un senatore di origini italiane… ”.
Nella: “Che matrimonio però!”. Soffiando sull’alluce fresco di smalto.
Rosa: “Sì, intimo nella ristretta cerchia della diretta mondiale”.
Tonfo di borse.
La signora Mirka è sulla soglia con un’espressione estasiata.
“Anche voi guardate Il Segreto?”.




venerdì 3 ottobre 2014

ITALY IN A DAY

Meravigliosamente gente.
Lo scorso sabato ho guardato il film di Gabriele Salvatores, realizzato unendo i filmati che le persone, la gente comune ha inviato quasi un anno fa, il 26 ottobre.
Non sono riuscita a muovermi per tutta la durata della messa in onda, gioendo dell’assenza di interruzioni pubblicitarie. Stravaccata in diagonale sul letto per quasi due ore ho condiviso le vite di altre persone.
Speciale era il pensiero di non guardare un film in cui i personaggi erano interpretati da attori né, per la stessa ragione, di assistere ad uno spettacolo teatrale. Speciale era il pensiero che in quel momento io stessi entrando nelle case di persone sconosciute, nelle loro confidenze, nei loro affetti, nei loro guai.
Spesso scrivo dei piccoli grandi problemi delle nostre vite frenetiche, del come far tutto ciò che la vita impone, impegni, lavoro quando c’è, ricerca del lavoro quando non c’è. E quando scrivo, solitamente, è ai miei problemi a cui penso ben sapendo che sono gli stessi per tutti, almeno per la maggioranza delle persone. Quando parlo di affetti, il pensiero è rivolto ai miei familiari e agli amici. Certo, perché la mia è una vita comune, come quella di tutti.
Finché non entri in casa delle persone e la constatazione passa dalla sfera dell’astratto a quella del concreto.
La gente vive, come me. Si alza al mattino, svegliata da un bacio, una carezza, un figlio o da nulla, eccetto che dal nuovo giorno. Va a scuola, al lavoro, a correre, a cercare lavoro, ad aspettare la svolta della vita.
Le persone hanno paura, di se stesse, della solitudine, del dolore.
Amano. Il genitore anziano che non ricorda più il loro nome, il fidanzato, la fidanzata, i figli, la nuova sorellina.
E la paura, l’affetto, l’amore diventano all’improvviso: nostri.
Ti ricordi che sono sentimenti e come tali appartengono ad altre persone, non solo a te. Tutto è unico ma universale, personale ma condivisibile.
Per un momento l’ho ricordato e mi ha fatto bene.









sabato 27 settembre 2014

Leggimi!

Sara vive in Svezia ed è appassionata di libri che considera i suoi veri amici, sostenitori, compagni di viaggio e di riposo, custodi dei propri stati d’animo. E’ così per lei certo ma Sara è convinta che per ognuno esista un libro specifico. Un libro personale che attende di essere trovato e letto.
Nemmeno a dirlo la ragazza lavora in una libreria, ops! Lavorava. Dopo la chiusura del negozio, si ritrova con molto tempo a disposizione per  leggere naturalmente e per discutere di libri con un’amica di penna più anziana di lei. Una dolce signora americana, Amy, con la quale condivide la propria passione ed il proprio stile di vita librereccio.
Le due donne, di generazioni così diverse, ricamano sulla carta da lettere la propria amicizia fatta di confidenze, ricordi e consigli letterari, finché Amy invita la giovane Sara nella cittadina di Broken Wheel per mostrarle di persona il proprio mondo e rendere reale ciò che fino ad allora era stato affidato al potere delle parole.
Sara accetta con entusiasmo e dalla Svezia parte per l’America. L’arrivo non è dei più felici, una brutta sorpresa aspetta la ragazza che viene risucchiata nel vortice delle vite più o meno tormentate degli abitanti di Broken Wheel.
Sara timida e schiva, asociale per dirla tutta, si ritrova al centro dell’interesse di un’intera cittadina. Ma il fatto di essere stata strappata al proprio universo personale, in cui le stelle corrispondono a pagine e pagine di libri, gioca a suo favore poiché smuove lentamente un’intraprendenza inaspettata.
La sua uscita dal letargo letterario è trainato da nuove amicizie, solidarietà e sentimenti sorprendenti.
Una favola leggera, a tratti caramellosa ed improbabile ma dal profumo invitante che non si può ignorare anche perché alla fine della lettura ci si sente piacevolmente sazi, con la voglia di sognare e magari di realizzare qualcosa rimasto lì, nell’elenco dei desideri ma trascurato poiché dopotutto è solo uno sfizio e con tante cose più urgenti a cui pensare…
Buona lettura!

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“La lettrice che partì inseguendo un lieto fine”, Katarina Bivald, Sperling